CH06. VALLENAR (CHILE), 25/10/2015.- Fotografía del 21 de octubre de 2015 del árido desierto de Chile que cada cinco o siete años se transforma en una alfombra de flores de color malva pero las abundantes precipitaciones que han mojado la hostil tierra norteña del país estos últimos meses, han propiciado el "florecimiento más espectacular de los últimos 18 años", en la región de Atacama, localidad distante a 750 kilómetros al norte de Santiago (Chile). EFE/Mario Ruiz

Narratrice errante e instancabile viaggiatrice, Gabriela Mistral non ha mai dimenticato la sua terra, il Cile, di cui ha cantato la natura e le genti. In occasione dell’uscita del libro illustrato Regno Animale. Prosa poetica dell’acqua e del vento abbiamo chiesto a Giorgia Esposito, che insieme a Maria Nicola è traduttrice del libro, di tradurre per noi anche questo breve brano, che la poetessa cilena ha scritto nel 1923 e che è stato recentemente riproposto nell’antologia “Chile, país de contrastes“, pubblicata dalla Biblioteca Nacional de Chile e curata da Pedro Pablo Zegers Balchet. Scoprite il Cile nelle parole di Gabriela Mistral. Buona lettura! [Nella foto, il deserto di Atacama fiorito]

Un territorio così piccolo, che sulla mappa potrebbe anche sembrare una spiaggia tra la cordigliera e il mare, una parentesi come un gioco di spazio fra i due centauri giganteschi; al Sud il capriccio tragico degli arcipelaghi australi, frammentati, a creare un’immensa lacerazione nel velluto del mare, e le zone naturali, chiare, definite, come il carattere della razza. Al Nord, il deserto, la salina bianca di sole, dove l’uomo si misura nello sforzo e nel dolore. Subito dopo, la zona di transizione, mineraria e agricola, che ha dato alla razza i suoi uomini più vigorosi: sobrietà austera del paesaggio, una sorta di ascetismo ardente della terra. Poi la zona agricola, dal panorama affabile; le macchie gaudiose degli orti e le macchie fitte delle regioni industriali; l’ombra placida del contadino passa spezzandosi per le valli, e le masse operaie brulicano agili nelle città. All’estremo Sud, il tropico freddo, la stessa foresta esalante del Brasile, però nera, spogliata della lussuria del colore; isole ricche di pesca, avvolte in una nebbia violacea, e l’altipiano patagonico, la nostra unica terra dal cielo ampio, dall’orizzontalità perfetta e desolata, pascolo per innumerevoli mandrie sotto le nevi. Piccolo territorio, non piccola nazione; suolo ridotto, inferiore alle ambizioni e all’indole eroica delle sue genti. Non importa: abbiamo il mare…, il mare…, il mare…!

 

 

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