Alfonsina Storni è una delle figure più importanti della letteratura argentina e latinoamericana del Novecento. Pur essendo conosciuta principalmente per la sua produzione poetica, Storni fu anche una prolifica cronista che affrontò con ironia e lucidità temi come l’educazione, il lavoro, i diritti civili, la moralità borghese e la posizione delle donne nella società. Nel mezzo delle trasformazioni sociali che attraversavano l’Argentina di inizio Novecento, nei suoi testi Storni propose una nuova immagine di donna libera e moderna che risuona ancora oggi. Con la pubblicazione delle sue cronache, raccolte in Diario di una bambina inutile (traduzione di Alberto Spadaccini) vogliamo dare spazio alla sua voce giornalistica, estremamente provocatoria e sorprendentemente attuale. In occasione dell’uscita del libro, abbiamo approfondito la figura di Storni attraverso un suo breve ritratto e due contributi audio. Portandoci dietro le quinte del progetto, l’editrice Alice Rifelli e il traduttore Alberto Spadaccini ci racconteranno infatti cosa li ha spinti a pubblicare il libro, condivideranno alcune delle scelte che hanno fatto nella selezione e nella traduzione e ci sveleranno qualche contenuto in anteprima.
Alfonsina Storni: mujer del siglo XX
Nata in Svizzera nel 1892, Storni emigrò in Argentina con la famiglia all’età di quattro anni. Cresciuta in condizioni modeste, sin da giovane iniziò a lavorare per aiutare economicamente la madre, prima come cucitrice e poi come operaia in una fabbrica di berretti, dove si avvicinò al pensiero anarchico e al femminismo. Ottenne il diploma di maestra e fu proprio l’insegnamento, attività a cui Storni si dedicò per tutta la vita, che le permise di raggiungere l’indipendenza economica necessaria per scrivere e crescere il figlio Alejandro.
Nel 1912, incinta, si trasferì a Buenos Aires, dove iniziò la sua vita di ragazza madre e l’attività di scrittrice professionista. Esordì nel 1916 con la raccolta La inquietud del rosal, che provocò un tale scandalo da farle perdere il lavoro. Dopo solo due anni pubblicò El dulce daño, da cui è tratta la famosissima “Tú me quieres blanca”, in cui la poeta smaschera l’ipocrisia maschile che impone alle donne ideali di purezza, castità e sottomissione. In queste opere Storni dimostra una particolare sensibilità e interesse verso la soggettività femminile, esplorando temi come la sensualità, il desiderio e la solitudine. A queste prime raccolte seguirono Irremediablemente (1919), Languidez (1920) e Ocre (1925), considerata il culmine della sua produzione poetica. Diversi anni dopo, Storni pubblicò ancora Mundo de siete pozos (1934), Mascarilla y trébol e la raccolta Antólogia poética, apparse nel 1938, a pochi mesi dalla sua morte.
Come scrive Maria Moreno, Storni “era un’artista d’avanguardia la cui poesia nascondeva l’immensità del suo lavoro giornalistico.” Infatti, pur essendo conosciuta principalmente come poeta, scrisse molti testi giornalistici, lasciando un’importante opera in prosa. Nel 1912, a vent’anni, iniziò a scrivere sulla rivista Fray Mocho. Nel 1919 le venne affidata la sezione “Feminidades” della rivista La Nota e l’anno successivo, sotto lo pseudonimo di Tao-Lao, cominciò la sua lunga collaborazione di 18 anni con La Nación. Nelle sezioni femminili di queste riviste, normalmente dedicate a ricette, moda e consigli domestici, l’autrice rivendicò i diritti civili, schierandosi a favore del divorzio e del voto alle donne, e denunciò l’ipocrisia della morale borghese. Attraverso l’ironia e il sarcasmo, l’autrice si occupò di dissezionare minuziosamente l’immaginario sociale del tempo, concentrandosi in particolare sulle convenzioni che regolavano il comportamento delle donne e il loro rapporto con gli uomini.
Nell’ottobre del 1938, a Mar del Plata, affetta da un cancro incurabile, Storni scrisse la famosa poesia “Voy a dormir” per poi uscire di casa e gettarsi in mare. La sua vita personale – segnata da un’indipendenza poco comune per l’epoca, dalla maternità fuori dal matrimonio, dalla malattia e infine dal suicidio – ha contribuito a consacrarne il mito, costruendo un’immagine romantica e tragica della scrittrice. La sua morte è rimasta impressa nell’immaginario popolare anche grazie alla canzone Alfonsina y el mar, resa celebre dalla voce di Mercedes Sosa.
Il mito ha però contribuito a mettere in ombra alcuni aspetti della vita e dell’opera di Storni. Con la pubblicazione delle sue cronache, è possibile (ri)scroprire un altro volto dell’autrice: quello dell’osservatrice acuta e tagliente che interviene con decisione e lucidità nei dibattiti sociali e politici della sua epoca.
La parola all’editrice
L’editrice Alice Rifelli ci porta dietro le quinte del progetto, raccontando l’arrivo dei testi in Edicola e il processo di selezione dei 26 articoli che compongono la raccolta Diario di una bambina inutile. In questi scritti Storni si appropria delle sezioni femminili dei giornali – tradizionalmente dedicate a “cose da donne” per denunciare apertamente la condizione femminile. Come scrive Maria Moreno, l’esperienza personale dell’autrice come madre single e le sue difficoltà economiche sono state il punto di partenza per la sua profonda consapevolezza sociale. Alla fine Alice svela anche chi ha scritto la prefazione del libro e perché.
La parola al traduttore
Alberto Spadaccini racconta le scelte e le sfide incontrate durante la selezione e la traduzione delle cronache. Si tratta di testi molto diversi tra loro, da articoli giornalistici e analisi statistiche sul lavoro femminile a scritti più narrativi, poetici, pieni di emozione e ironia. Ma le sfide riguardano anche alcune scelte linguistiche cruciali, come la resa del pronome nosotras e della parola varón…