L’esca
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“Una scrittura febbrile che esplode.
La parola di Ladra è incanto e urlo.”
María Sánchez
Marga ha tredici anni e un corpo che brucia. Quando è nata un’alluvione ha ricoperto di fango il suo villaggio e per questo la gente del posto crede che porti sfortuna. L’unica persona che la guarda senza pregiudizi è un forestiero, un ragazzo arrivato da chissà dove, che per la ragazzina tutta pelle e ossa e gli anelli di latta a ogni dito rappresenta al tempo stesso promessa e minaccia, pericolo e rifugio.
L’esca, l’acclamato esordio della scrittrice uruguaiana Eugenia Ladra, dura il tempo di un’estate, una stagione che a Paso Chico è fatta soprattutto dal ronzio persistente degli insetti e dall’umidità che grava sul petto e sulle tempie, un’estate in cui la protagonista imparerà ad abitare la ferita di essere donna e chi legge scoprirà quanto bellezza e violenza possano convivere tra le stesse pagine.
Senza nessuna educazione sentimentale se non quella assorbita dalle telenovelas, e con l’unica complicità di Olga, la levatrice del villaggio, che pur non essendo mai rimasta incinta ha nutrito al suo petto bizzarro diverse creature, la ragazzina si avvicina all’amore. E insieme a Recio, entrambi segnati, lui da una voglia che gli divide la fronte, lei dal marchio della disgrazia, ne conoscerà i piaceri e le insidie.
Poi un giorno in paese arriva il circo e Marga scopre che ogni cosa nella vita ha un prezzo.
Con una lingua viva, ipnotica e febbrile, che resta incollata addosso come l’atmosfera sordida di Paso Chico, Eugenia Ladra costruisce un romanzo di formazione al tempo stesso crudo e delicato, che ondeggia tra ironia e terrore, tenerezza e paura, dove la protagonista scopre che crescere significa anche imparare a spezzarsi senza per forza morire.