Momento. Il rumore viene dalla sua camera, di nuovo. Alina si muove (si toglie le coperte, avrà caldo), trascina la sedia, un computer si accende (riconosco il suono). Silenzio. Starà scrivendo? Forse condividiamo questo, ossia che le parole, per lei come per me, fluiscono meglio durante la notte. Ancora rumori, la sedia si sposta di nuovo, cigola per il peso, la porta si apre, passi nel corridoio avanzano e si dissolvono, e non sento altro. Mi affaccio per controllare, poi potrò continuare a scrivere. La porta della sua camera è chiusa. Aleggia un odore che non è di latte acido ma di fumo di sigaretta. Avanzo in silenzio lungo il corridoio buio, sul fondo si vedono le finestre del soggiorno, ripiene di un tono arancione, illuminate dalle luci della strada. Non è nemmeno in cucina. Justiniana sogna nella sua stanza (uccelli, un’aquila, un bastone di piume). La casa è vuota. Dove sarà finita Alina? Non è uscita, richiudendo il cancello avrebbe fatto vibrare le deboli sbarre. Non c’è. Potrebbe essere nel patio, eppure non ho sentito la porta della cucina che dà sul giardino. La apro e cammino fino al patio interno, che è solo l’inizio della notte, ma non la trovo neanche lì. Sarà andata sul fondo, che non è poi tanto, ma è quel che basta per scomparire nell’ombra e rendere impossibile vedere il tramezzo sul fondo. Il rischio è inutile. Se la trovassi non saprei che cosa dire e probabilmente nemmeno lei. Torno nella mia stanza, entrando dalla cucina, attraversando il soggiorno, affidandomi al corridoio.

Tutta la luce del campo aperto, Francisco Ovando, Edicola. Traduzione di Giorgia Esposito. Per la prima volta in Italia arriva Francisco Ovando: e la reazione che si ha leggendolo è di pura esultanza. Perché, anche se non si tratta certo di una prosa facile, semplice, lineare, rassicurante, in realtà è proprio per il suo essere altra, insolita, nuova, esotica, imparagonabile (non a caso non mancano i riconoscimenti di prestigio e di livello internazionale), originalissima, capace di portare la luce anche laddove prima del momento della rivelazione non si era nemmeno in grado di concepire che vi potesse arrivare qualcosa in grado di dissipare l’oblio che si riteneva ineliminabile e incontrovertibile, che è semplicemente irresistibile, cangiante e caleidoscopica. David Arqueros è un anonimo correttore di bozze di una piccola casa editrice di Santiago del Cile che vive in una stanza in affitto nella casa della vecchia Justiniana, con cui ha trovato un ottimo e reciproco equilibrio, lui paga senza problemi e lei non invade i suoi spazi, specie quando, dopo le otto di sera, David si chiude in camera per dedicarsi alla travagliata scrittura del suo primo romanzo: la storia di Alfredo Valenzuela Puelma, pittore misero e folle, contestato autore del primo nudo della storia dell’arte cilena. Ma un giorno però piomba in casa un vulcano d’adolescenza, Alina, e… Dolceamaro, bellissimo, eccezionale.

 

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