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“Tradurre Giorgia Esposito” di Rachele Cinerari

Se avete letto le interviste precedenti a questa sapere qual รจ il nostro scopo: stiamo provando a raccontarvi chi impersona quel filtro che vi dร  la posibilitร  di leggere libri che altrimenti non riuscireste a leggere. Stiamo provando a dirvi che i traduttori non sono fatti con lo stampino, che hanno formazioni diverse, idee diverse, modi diversi di lavorare. Stavolta abbiamo incontrato una traduttrice molto giovane con poche pubblicazioni alle spalle ma che ha appena tradotto un libro di cui si parlerร  molto. Giorgia Esposito traduce dallo spagnolo, ha le idee piuttosto chiare e una valanga i cose interessanti da raccontarci.

Mentre aspettavo la nostra chiacchierata non ho potuto fare a meno di notare che tra i traduttori intervistati finora, solo unโ€™altra persona oltre a te รจ una traduttrice formata, ovvero che ha seguito un percorso lineare con lโ€™obiettivo di diventare traduttrice fin da subito. Mi sbaglio? Hai voglia di raccontarci un poโ€™ come sei arrivata a fare la traduttrice?

Non ti sbagli, tuttavia il mio percorso non รจ stato esattamente lineare, bensรฌ circolare. Dico questo perchรฉ da bambina, a partire dai dieci, undici anni, traducevo, per gioco, i poeti che โ€“ grazie ai regali spericolati e preziosi di mio fratello, Gianluca Liguori โ€“ cominciavo a leggere. Traducevo dal francese, dallโ€™inglese e, dopo i quindici anni, anche dallo spagnolo. Ovviamente si trattava di traduzioni terribili, il cui unico merito, forse, consiste nellโ€™aver consolidato unโ€™abitudine affettiva che avrei riscoperto soltanto qualche anno piรน tardi. Dopo aver terminato il liceo linguistico, infatti, a destare il mio interesse erano la lingua parlata e la multiculturalitร  polilinguistica. Mi sono trasferita a Roma e ho cominciato gli studi triennali alla facoltร  di Lingue per lโ€™interpretariato e la traduzione della Luspio: studiavo lโ€™arabo, volevo tradurmi allโ€™altra sponda del Mediterraneo e poi, un giorno, lavorare come mediatrice culturale, oppure come interprete nei palazzi di vetro di Bruxelles. Poi sono tornata ai libri e approdata a Torino per la laurea magistrale in Traduzione, ma anche per Pavese, Gramsci e tutti i sentieri dei nidi di ragno.

Mi sembra di aver capito che lโ€™ultimo libro che hai tradotto per Edicola Ediciones,ย Tutta la luce del campo aperto, ti ha messo un poโ€™ alla prova per la lingua che lโ€™autore utilizza. Ci sono state scelte obbligate che ti hanno fatto passare notti insonni?

Piรน che scelte obbligate, mi sono trovata a fare i conti con la molteplicitร  di voci e di registri che si alternano nella narrazione. La sfida principale (leggi: le notti insonni) รจ stata cogliere la voce di Martellus โ€“ la figura che incarna la follia che colpรฌ il pittore del primo nudo cileno, Alfredo Valenzuela Puelma โ€“ e orientarmi nella sua sintassi frammentata per restituirla senza appiattirla o normalizzarla nellโ€™imperativo mercantile di una traduzione scorrevole. Per farlo mi sono dovuta immergere a occhi aperti nel delirio di una voce criptica e profondamente affascinante. Non รจ stato facile, ma mi sono divertita un mondo. Ci sono state anche questioni piรน strettamente linguistiche, come i numerosi cilenismi e lโ€™ampio spettro di sinonimi che lโ€™autore utilizza per riferirsi alla โ€œfollaโ€ e al โ€œpandemonioโ€, e ancora, il sottile gioco di specchi tra le narrazioni intercalate nella storia, il cui filo conduttore (o punto di fuga) รจ costituito dal ricorrere di alcune parole chiave che non andavano tradite. Un altro problema รจ stato Primo, personaggio oscuro che si muove nellโ€™ombra delle chiacchiere di quartiere, e che tutti chiamano cosรฌ anche se non รจ parente di nessuno (in spagnolo,ย primoย vuol direย cugino). Ora, non potevo chiamarlo Cugino dato che in italiano, a differenza dello spagnolo, non ci si riferisce a un conoscente chiamandolo cosรฌ, tuttโ€™al piรน avrei potuto chiamarlo Zio, ma non mi convinceva. Tuttavia non mi rassegnavo allโ€™idea di perdere lโ€™associazione, importante nellโ€™economia del testo, fra sconosciuto e parente o, per lo meno, non volevo rinunciare alla correlazione del suo appellativo con un elemento rilevante nella costruzione della storia. Alla fine, ho optato per mantenere il nome cambiando lโ€™associazione evocata: Primo รจ diventato il Primo โ€“ sebbene lโ€™ultimo arrivato nel quartiere. Lโ€™inserimento dellโ€™articolo determinativo ha permesso di creare una nuova associazione pertinente nel testo: il primo (nudo cileno), il primo (anche se lโ€™ultimo) arrivato, in sintonia con la confusione dei piani che permea tutto il romanzo: viene prima la realtร  o la finzione? Prima la storia o la sua lettura-interpretazione? Questa scelta รจ piaciuta molto allโ€™autore, con cui condivido una visione del tradurre come azione che puรฒ rielaborare le coordinate del testo di partenza, senza con ciรฒ tradire la mappa su cui si muove, proprio come un gioco con un pezzo che non combacia e che costituisce il punto di fuga necessario a dare nuova linfa al testo tradotto.

Sempre a proposito di questo libro, leggendo la tua riflessione uscita da poco su Il Libraio โ€“ che, tra parentesi, mi รจ piaciuta molto โ€“ ho notato un approccio che conosco bene, ovvero un approccio accademico. In poche parole: precisione, una bella scrittura, giustificazione sui testi e citazione delle fonti. Quanto รจ stato importante per te il percorso accademico che hai seguito? Senti o hai mai sentito il bisogno di distaccartene?

Ti ringrazio, ma trovo che la scrittura accademica sia tuttโ€™altro che bella, al contrario, costringe, omogeneizza senza pietร , bandendo ogni emozione. Devo riconoscere, tuttavia, che lโ€™accademia mi ha insegnato il rigore filologico, fondamentale nel mestiere di tradurre. Ma il percorso piรน fecondo รจ stato andare a bottega da chi traduce per mestiere. Mentre frequentavo ancora la magistrale, ho partecipato a un workshop tenuto da Ilide Carmignani al Pisa Book Festival. Lรฌ, per la prima volta, ho imparato a riconoscere la mia mano nei testi che traducevo, a intercettare la farina che prendevo dal mio sacco e a problematizzarla. รˆ stata una grande lezione di umiltร , oltrechรฉ una conferma del fatto che la traduzione letteraria era la mia grande passione, e che avrei fatto di tutto per tradurre sempre meglio cosรฌ da farne, un giorno, il mio mestiere. Per questo, quando รจ arrivato il momento di scrivere la tesi di laurea magistrale, ho deciso di mettermi alla prova traducendo le poesieย I cani romanticiย di Roberto Bolaรฑo. In quellโ€™occasione ho conosciuto Jaime Riera, con cui ho imparato a interrogare un testo per fiutare il non detto che soggiace al visibile, a sentirne il ritmo e lasciarmene pervadere per provare poi a restituirlo nella traduzione. Cosรฌ, sono tornata anche a uno dei miei giochi dโ€™infanzia preferiti: tradurre le poesie che amavo. Finalmente, dopo la laurea, รจ stata la volta del primo vero incarico di traduzione, per il quale ho avuto il piacere e lโ€™onore di lavorare insieme a Maria Nicola. Abbiamo tradotto a quattro maniย Regno animaleย di Gabriela Mistral, uscito per Edicola nel 2016, libro a cui sono molto affezionata, sia perchรฉ ho avuto lโ€™opportunitร  di vederlo sviscerare da chi i ferri del mestiere li domina con eccezionale maestria, sia perchรฉ ha inaugurato il rapporto lavorativo e di amicizia con Alice Rifelli e Paolo Primavera, editori di Edicola Ediciones.

Edicola Ediciones รจ una casa editrice piuttosto interessante e apprezzo molto la loro linea editoriale che, mi pare, piuttosto attenta a questioni sociali e politiche (nel senso vero di questo termine). Correggimi se sbaglio, ma suppongo che se lavori con loro certe loro scelte siano anche affini al tuo modo di vivere e di lavorare. Quanto รจ importante secondo te che la cultura veicoli anche delle prese di posizione su questioni sociali?

Non credo che la letteratura debba essere necessariamente impegnata, ma per funzionare deve avere una sua visione, cosa che รจ vera anche rispetto alle questioni di conflitto: non ci si puรฒ tirare indietro da una lettura, e questa sarร  sempre una versione a discapito di altre possibili. Lโ€™atto stesso di leggere รจ parteggiare. Ma non detesto chi non parteggia. Certo, preferisco lavorare insieme a chi una direzione letteraria, e anche politica, ce lโ€™ha. Mi riferisco alla sensibilitร  rispetto ai grandi temi attuali: la necessitร  di una visione ecologista, lโ€™apertura e il confronto con le inevitabili migrazioni in un mondo iperconnesso, il primato del discorso politico su quello economico nel negoziare i rapporti con Paesi che perpetuano efferatezze nei confronti di popoli e ricercatori, e lโ€™urgenza di un femminismo capillare che sia, allo stesso tempo, irriducibile e gioioso.

Spostiamoci su tuttโ€™altro piano: quali sono le difficoltร  piรน grandi per chi vuole fare la traduttrice in Italia?

Arrivare alla fine del mese. O, forse, non soffrire di mal di schiena. Direi che arrivare a fine mese munita di risparmi e con la schiena in forze รจ la prima agognata meta per chi vuole fare la traduttrice a queste latitudini.

E che mi dici di questo ultimo Salone del libro? รˆ il primo che mi perdo dopo anni e sono curiosa di sapere comโ€™รจ andato secondo te.

Per me questo Salone del libro รจ andato benissimo, e non poteva essere altrimenti dato che ho camminato fra i suoi corridoi insieme a Francisco Ovando, autore diย Tutta la luce del campo aperto, che incontravo per la prima volta. รˆ stato il mio primo incontro con un autore tradotto (anche perchรฉ รจ il primo autore vivo che traduco) ed รจ stata unโ€™esperienza molto emozionante. Hai presente quando sei a una festa e cominci a parlare con qualcuno che hai visto ballare con gioia selvaggia e sai giร  che sarete amici per sempre (o almeno per la durata della festa)? Ecco, lโ€™incontro con Francisco รจ andato piรน o meno cosรฌ: uno e il suo doppio si aggiravano tra i libri, i prosecchi e le maschere, e imparavano a (ri)conoscersi, a brindare alla sorte โ€“ che nelle piccole cose รจ dalla nostra parte โ€“ per averci fatto incontrare al primo romanzo per entrambi. Tra parentesi, siamo nati lo stesso giorno a un anno di distanza, ovviamente prima lโ€™autore e poi la traduttrice. Credo che il mestiere di tradurre possa essere uno dei piรน belli al mondo. Come potrai immaginare, la mia percezione di questo Salone non puรฒ che essere connessa al fausto incontro con lโ€™autore, e alla generale aria di festa che tirava allo stand di Edicola. Il sabato, invece, al centro delle mie attenzioni cโ€™era soltanto Antoine Volodine. Non sono potuta andare allโ€™incontro del mattino, ma ho ascoltato la sua โ€œtranse chamanique รฉcritoireโ€ in Sala blu, al pomeriggio, e alla Libreria Trebisonda, la sera. La domenica, invece, รจ stato il compleanno del collettivoย Terranullius, e lรฌ mi son detta che forse non รจ solo la traduzione, ma tutto un certo modo di fare editoria a essere uno dei lavori piรน belli al mondo. Ma stiamo scivolando su un eccessivo entusiasmo, quindi passerรฒ ai due principali punti deboli, entrambi connessi alle inevitabili attivitร  fisiologiche: le file interminabili ai bagni delle donne (bagni no gender, no?) e le aree ristoro tutte care, tutte uguali, e manco un granchรฉ. Portarsi il cibo da casa e sudare molto, cosรฌ da espellere liquidi in altro modo, possono costituire delle vere e proprie tattiche di sopravvivenza al Salone.

Domanda di rito: ci vuoi raccontare che cosa cโ€™รจ nel tuo cassetto di traduttrice e quali sono i tuoi prossimi impegni?

Al momento leggo cose nuove di Ovando e sono al secondo anno di un dottorato in Digital Humanities in cui, al lavoro di ricerca, combino alcune ore di didattica. Mi piace molto lavorare con gli studenti, provare a condividere con loro la fame di conoscenza. Trovo che lโ€™insegnamento, come la traduzione, sia un atto dโ€™amore e, in quanto tale, potenzialmente rivoluzionario. Attualmente nel mio cassetto di traduttrice cโ€™รจ il desiderio di tornare a misurarmi con dei testi, in prosa e in poesia, che tolgano il fiato quel tanto che basta a seguirne il rantolo per restituirlo in unโ€™altra lingua. Non posso fare a meno di vedere la traduzione come un atto innanzitutto catabatico, per la necessaria immersione nel testo, ma anche di grande generositร  poichรฉ volto a creare connessioni laddove prima non ce nโ€™erano, per costruire ponti inediti dando nuova vita alle fondamenta preesistenti.

Pubblicato in Finzioni.

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